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Covid19. Quali dati per monitorare il tracciamento?

Scritto da:

Agnese Vardanega
    Fonte e licenza: Wikimedia Commons (Protezione Civile)

    Da quando i casi di Covid19 hanno iniziato ad aumentare, in alcune regioni in modo esponenziale, le attività di screening e tracciamento faticano a tenere il passo. Se si vogliono tenere aperte scuole e attività economiche, si tratta di un punto fondamentale. Abbiamo al riguardo dati affidabili e ragionevolmente utilizzabili per capire come va? Sì e no. Vediamo perché.

    Nel repository della Protezione Civile, sono da tempo disponibili i dati dei positivi testati per “sospetto diagnostico” o a seguito di “attività di screening”.

    Nella definizione del Ministero, i “casi identificati da attività di screening” emergono da indagini e test, pianificati a livello nazionale o regionale, che diagnosticano casi positivi al tampone. Questo numero dovrebbe indicare dunque l’esistenza di una vera e propria ricerca attiva dei positivi, incluso il contact tracing. I casi da sospetto diagnostico sono invece quelli individuati per l’insorgenza di sintomi o comunque emersi nel corso dell’attività clinica.

    Tali definizioni non sono però chiarissime, e non si può escludere la possibilità che alcune regioni o aziende sanitarie locali includano i casi da contact tracing nella seconda categoria (si veda la discussione nel repository GitHub della Protezione Civile).

    Non di rado, inoltre, si segnalano, sempre sul repository della Protezione Civile (Avvisi) correzione e ricalcoli riguardanti questi dati.

    Il tracciamento dei contatti è attività clinica o di screening? Io non so rispondere, ma ho l’impressione che le regioni interpretino queste categorie in maniera discordante. Vale comunque la pena dare un’occhiata ai grafici per regione.

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    Regioni del Nord. Il grafico è aggiornato quotidianamente

    Trattandosi di quote che ogni giorno assommano a 1 (100%) verrebbe “naturale” rappresentare questi dati con degli istogrammi. Ma le linee consentono di visualizzare meglio come evolve la situazione nel corso del tempo.

    immagine
    Regioni del Centro e del Mezzogiorno. Il grafico è aggiornato quotidianamente

    RStudio scarica lo script

    Come leggere questi grafici:

    Premesso che questi dati vanno sempre letti in rapporto al numero di tamponi e al numero di persone testate, oltre che alla percentuali di positivi su testati:

    • Se la linea rossa sta sopra (verso l’1, il 100%), vuol dire che più del 50% dei nuovi positivi emerge da screening. E’ il caso di: Piemonte e Veneto al Nord; Umbria e Lazio al Centro; Puglia e Sardegna al Sud.
    • Se al contrario sta sotto, oltre il 50% dei nuovi casi viene individuato a seguito di attività clinica (“sospetto diagnostico”).
    • Se le due linee sono vicine fra di loro, al centro (0,5), vuol dire che i casi si dividono a metà.

    Per quanto riguarda l’andamento della linea si possono osservare oscillazioni casuali, giornaliere, e oscillazioni più ampie magari legate ad eventi particolari (un focolaio). Ma:

    • Linee molto irregolari possono dipendere da un esiguo numero di casi giornalieri, e dunque da oscillazioni casuali ma molto evidenti, come anche da qualche irregolarità nella raccolta e nell’inserimento di dati (in alcuni casi, osserviamo dei “buchi”).
    • Linee completamente piatte, con tutti casi da screening, o da sospetto diagnostico (0,1) sono “strane” (Bolzano, Marche e Calabria): potrebbe essere che questa informazione non venga inserita correttamente?

    Io sono sempre stata dell’idea che i sistemi sanitari debbano prima curare i pazienti, e poi occuparsi dei dati da inviare quotidianamente al Dipartimento della Protezione Civile. Non mi scandalizzo per errori, correzioni, e riconteggi. Non ci vedo intenzioni maligne o “complottare”. Forse però in questa nuova stagione della pandemia, è arrivato il momento di chiarire e uniformare tali definizioni, per avere dati ragionevolmente affidabili per “tracciare il tracciamento”.

    Aggiornato il 29 Ottobre 2020

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