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L’incerta stagione

Scritto da:

Agnese Vardanega

    Relazione presentata il 28 maggio 2020 al seminario di studio “Turismo e Covid 19” – Unicollege SSML, Mantova.

    In questo seminario, ho presentato alcuni dati di opinione pubblica per sottolineare come gli elementi di incertezza fossero più rilevanti della paura del virus (della malattia) nell’orientare il comportamento degli italiani in quanto turisti. Obiettivo era anche quello di mostrare agli studenti l’uso possibile dei dati dei sondaggi di opinione per interpretare fenomeni sociali anche complessi, come i comportamenti dei turisti, ed addivenire ad aspettative realistiche sul possibile andamento dei flussi in una situazione di incertezza.

    Nelle diapositive 2 e 3, ad esempio, sono presentati i dati di Google Trends che mostrano una ripresa nella ricerca degli hotel a partire non dal 4 maggio (fine della cosiddetta Fase 1), ma dal 18.

    Fonte: Google Trends; elaborazione: Agnese Vardanega

    Nello stesso tempo, agriturismi e ristoranti scendono di poco fino al 16 marzo, mentre gli hotel crollano dopo il 22 febbraio (Codogno).

    In quei giorni, un’indagine SWG-Confturismo-Confcommercio (condotta fra il 22 e il 24 febbraio) mostra infatti come tanti italiani stiamo riprogrammando le loro vacanze, nella direzione di una maggiore cautela (diapositiva 4).

    Il presidente di Confturismo Confcommercio, Luca Patanè, commenta così i dati: “Questa indagine dimostra come a  comportare effetti pesantissimi per l’economia del turismo nazionale è la psicosi collettiva generata anche da una comunicazione spesso allarmistica e fuorviante, oltre che dai provvedimenti restrittivi introdotti. Ma a fare ancora più paura è il trend di evoluzione”. Per rassicurare gli italiani (e non solo), il 27 febbraio viene lanciata la campagna «Milano non si ferma».

    Ma, come mostra l’immagine della diapositiva 5, fra il 29 e il 31 gennaio il 62% degli italiani era già molto o abbastanza preoccupato per il virus “cinese” (indagine SWG, fonte: Ansa). Non solo, ma, come si è visto sopra, fino al 16 marzo (ovvero fino all’inizio del lockdown), gli italiani non avevano rinunciato del tutto al ristorante o ai week-end in agriturismo.

    Il “pessimismo” ha infatti preso piede con l’evoluzione della pandemia, come si vede nel grafico che segue (consultato l’11 maggio).

    Evoluzione del sentiment degli italiani nei primi mesi della pandemia

    Nel corso di questi mesi, inoltre, tutte le incertezze che hanno gravato sui consumi sono state attribuite alla paura del virus in quanto tale, generando risposte che hanno oscillato fra la sottovalutazione e la sanificazione forse anche eccessiva (il plexiglass in spiaggia, per fare un esempio).

    La narrazione in termini di paura ha corrisposto alla medicalizzazione del discorso intorno alla pandemia. Le soluzioni prospettate dalla politica e dai media sono dunque state prevalentemente sanitarie e tecnologiche.

    L’incertezza – determinata da un virus nuovo e sconosciuto – è stata forse sottovalutata nell’interpretazione delle risposte degli italiani. Ad esempio: come è possibile comprare un prodotto (la vacanza) che al momento non esiste o non è del tutto definito?

    Infine, si è discusso del fatto che, se il turismo domestico e di prossimità non è in grado di risolvere tutti i problemi legati all’attuale crisi (specialmente con riferimento ad alcuni importanti settori, quale quello alberghiero), il fermo forzato avrebbe potuto però essere l’occasione per investire in una migliore organizzazione del territorio in funzione di una sua migliore fruibilità, e anche per un ripensamento del prodotto.

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