La letteratura metodologica mostra un sostanziale accordo sul fatto che le informazioni raccolte nel corso delle interviste siano "costruzioni" che si realizzano nel rapporto fra intervistatore ed intervistato. Fra ricercatore ed attori sociali può dunque venirsi a creare - entro questo gioco di specchi - un pericoloso "gioco delle tre carte" in cui si sovrappongano e si scambiano di volta in volta, a seconda della necessità, il senso che la domanda assume nel disegno di indagine (nel rapporto di indicazione), l'interpretazione che ne ha dato l'intervistato (nel corso dell'intervista), e quella del ricercatore al momento dell'analisi dei risultati.
Partendo dagli approcci cognitivisti della dinamica dell'intervista, ed in particolare sul problema dell'adeguatezza del senso formulato da Schutz, in questo saggio si tenta di ricostruire il modo in cui, a partire dalla sostanziale alterità dei sistemi di riferimento dell'attore e del ricercatore, venga a costruirsi nel corso dell'intervista una relazione volta a produrre l'informazione sollecitata dal ricercatore. L'intervistato viene considerato dunque non solo il protagonista attivo di tale produzione del senso, ma anche come attore riflessivo della situazione di indagine.